I miei primi quattro mesi di scuola hanno prodotto – tra le altre cose – un gatto di nome Lacan.
Un gatto che vive a Marsiglia, campa di traduzione, ma poco (ma comunque è uno che si contenta di poco), fuma di continuo e dorme spesso sui divani degli amici. Ha tutte le abitudini dei gatti e dei flaneur, e la cosa potrebbe essere ridondante considerando che spesso le due categorie si sovrappongono.
Io non so se l’ho già detto, ma penso che questa scuola sia una delle decisioni migliori che ho preso in generale nella vita e di sicuro una delle cose più belle del 2011.
A margine di questa ci sono una serie di altre considerazioni: che è la cosa che sto imparando con più gioia dai tempi in cui ho imparato a leggere, che sì, avrei dovuto farlo prima, avrei dovuto farlo bene e a tempo debito, perché sono capace, perché mi viene bene; che la rabbia per non averlo fatto prima forse non mi passerà neanche nel 2050, ma non sono queste le cose importanti e non ci voglio pensare più perché comunque non è nelle mie possibilità modificarle, mentre posso decidere quello che posso fare da qui in poi.
Che sì, ci sono un sacco di cose che puoi imparare da solo, ma che forse è più efficiente non dover reinventare per forza la ruota ogni volta, che ci sono cose che non avrei potuto imparare senza il confronto con gli altri, che la quantità di abilità di base che devo ancora acquisire è imbarazzante, che se penso che a febbraio finisco le lezioni mi sembra troppo presto, mi sembra di venire ributtata nel mondo orfana e abbandonata proprio nel momento in cui a malapena cominciavo a capirci qualcosa e prenderci la mano.
Che l’anno prossimo voglio fare il corso annuale.


