L’INSERTO PER IL SABATO| Farm Anatomy di Julia Rothman

Bentornati all’inserto per il sabato, la rubrica di consigli non richiesti sui libri con le figure che volevo trovare il tempo di scrivere ogni mese e invece l’ultimo post è di giugno perché ero stata un po’ troppo ottimista sulle mie capacità di organizzazione. L’unico post che va su il venerdì pensando a gente come me che queste cose le lascia a fermentare nel feed reader per leggersele il sabato mattina facendo colazione con pane e marmellata. Il pane e marmellata di sabato 7 marzo è dedicato a Farm Anatomy di Julia Rothman.

I libri di finzione mi piacciono moltissimo, ma la mia vera passione sono i libri di non fiction illustrata, quelli che raccontano con gli occhi degli illustratori la varietà del mondo, perché io sono una ma il mondo è enorme e piuttosto figo.

Farm Anatomy è un libro così, un catalogo di tutto ciò che compone una fattoria in termini materiali e immateriali, dai granai alle storie passando per le diverse razze di galline, le istruzioni for dummies su come piantare un orto e quali mucche sono allevate per la carne e quali per il latte.

È un libro che mi sarebbe piaciuto in ogni momento della mia vita, ma da quando sono a Milano più che tra i libri sta nella categoria “farmaci salvavita”.

Milano col sole è incantevole e con un paio di fermate di metropolitana puoi arrivare in posti con galline, cascine e laghetti – per dire, basta vedere queste foto di Valentina al Parco delle Cave. Però non tutti i giorni sono giorni in cui si può andare a spasso e ci sono mesi come quelli appena trascorsi in cui piove per settimane di fila, a mezzogiorno c’è la stessa luce delle sei di mattina e pensi che ti cresceranno i licheni dietro le orecchie. In quelle giornate lì in cui non si può scappare a baciare gli asini o a farsi baciare dai pesci si può comunque aprire questo libro e stare per un quarto d’ora in campagna.

Metti su il tè – a casa nostra la quantità di tè per uso personale si aggira sul litro e mezzo – e impari come fare la carrot cake, quante specie di tacchini esistono in una fattoria e quali piante usare per tingere la stoffa. Non è un manuale, è un libro per impiccioni delle faccende del mondo, il cui filo conduttore sembra essere soprattutto la curiosità dell’autrice e l’idea di prendersi del tempo per guardare le cose con attenzione.  Trovare il tempo per fare le cose con cura è qualcosa che val la pena a prescindere dai licheni dietro le orecchie.

La cosa che mi rasserena è che quando saprò a memoria il contenuto di una fattoria per fortuna ad aspettarmi c’è un libro nuovo: Nature Anatomy – the curious parts & pieces of the natural world.

 

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