My Green Book Danone

My green book: ginnastica della gratitudine

Venti giorni sono passati, anche qualcosa in più: è il momento di tirare le fila di questo esperimento. È stato faticoso, gratificante e molto simile ad un allenamento. Devo essere sincera: la parte più difficile di tenere un gratitude journal è stato il fatto di essermi impegnata a documentare quello che ci avrei scritto (d’altra parte è un progetto per conto di Danone per  My Green Book, pubblicare ciò che stavo facendo è parte integrante dell’idea).

Principalmente perché per me la gratitudine è una cosa abbastanza privata. Fattori ambientali? Caratteriali? Determinismo geografico? Semplice introversione? Non importa. Lo ammetto: ho barato. Non sempre quello che c’è sulla pagina è la vera fonte di gratitudine della giornata: il più delle volte il modo migliore di dare spazio alla vera ragione di gratitudine è stata rivolgersi direttamente alla persona interessata.  Già, perché la poco sorprendente conclusione di questi giorni è ciò che fa davvero la differenza sono quasi sempre le persone più che le cose. Perciò mi son fatta l’idea che scriverlo non importa: ricordaselo sì. Se il gesto di sedersi a per scrivere qualcosa nel gratitude journal mette in moto un pensiero, il gratitude journal ha già fatto il suo lavoro. La gratitudine va praticata, non documentata.

Invece di concentrarmi sull’idea astratta e tanto rassicurante di gratitudine, ho cercato di essere meno pigra. Non sempre sono stata capace, non sempre sono stata brava, ma si migliora più provando che crogiolandosi nell’autocompiacimento di quanto siamo grati e profondi.
E a proposito di pigrizia, dover trovare qualcosa di diverso tutti i giorni mi ha aiutato a rendermi conto quanto variegato, complesso e appagante è il nostro mondo personale in termini di persone, cose che lo abitano, interessi, idee. Vale la pena di ricordarsi perché apprezziamo le cose che ci danno gioia, evitare di darle per scontate,  soffermarcisi. E vale la pena esprimere pubblicamente la gratitudine verso le persone o le cose che ci rendono felici: non tutti conoscono quello che per me è ovvio e familiare e non sai mai che strada fanno le scoperte. Visto quante cose ovvie ho scoperto in questi giorni? Tinozze e tinozze di acqua calda, onsen interi, stabilimenti termali quasi, geyser, oserei dire.

La seconda ragione per cui il My green book mi ha messo in difficolta è stato il fatto di impegnarsi a fotografare ogni pagina. Quindi anche i disegni bruttini e stortignaccoli, quelli con la coda, un corno in fronte e il terzo occhio. Però vuol dire anche che ho disegnato tutte le sere, che tutti i giorni ho fatto qualche esperimento. Li ho raccolti tutti qui. Aiutami a dì grazie, il gratitude journal di noi arpie dai piedi di pongo.
Activia my green book | FB | TW | IG