Cortilia t-shirt illustrazione di Tostoini

Le verdure con gli occhi sulle t-shirt Cortilia

Chi ha due braccia e due gambe e pensa che pubblicare un post il 3 agosto sia un’idea sensata? Ma Tostoini, ecco chi!

Non so voi, ma io negli ultimi tre mesi ho: fatto l’esame finale della scuola, disegnato una cosa che non so quando uscirà, disegnato un’altra cosa in corso d’opera e mi sono occupata di tenere in sesto le mie spoglie mortali (è un lavoro a tempo pieno). Questa ha portato inevitabilmente a un rigoroso triage delle cose da fare, perché sono lenta e facile alla confusione. Ho cercato di limitarmi a quello che riuscivo effettivamente a fare, finché sono arrivata ad una quantità gestibile con le mie forze in questo paio di mesi. Poi man mano che si liberava spazio nella mia testa, ho ripreso in mano quelle rimaste indietro. Il problema di questo approccio è che è ingannevolmente semplice: ti sembra di star rimandando qualcosa di una settimana ma se metti assieme quattro settimane hai già fatto un mese. Pensa un po’: è in questo modo che sono riuscita ad accumulare ritardi nell’ordine di anni: una settimana alla volta.

Ora però è il 3 agosto e ho recuperato abbastanza capacità di calcolo per dei libri da leggere, dei capodogli da disegnare e per un paio di post. Questo parla di verdure con gli occhi e delle t-shirt Cortilia. Non è un mistero che io sia una fangirl Cortilia. Ci porta le verdure a casa una volta alla settimana e fa felici sia noi che il gatto (noi col contenuto, lui con le scatole) e il corriere di Cortilia mi ha visto in pigiama più volte di mia madre. Non paghi di ciò, qualche mese fa mi hanno proposto di disegnare delle magliette per loro, sul soggetto che è più vicino al mio cuore: verdure con gli occhi.

Eravamo partiti con l’idea delle verdure in bicicletta, ma se hai mai messo una carota su una bici e hai provato farla pedalare (non vedo perché, ma non sta a me giudicare), sai che una carota in bici smette di sembrare qualcosa di carino e rassicurante e somiglia molto al mostro di Stranger Things che viene a cercarti a casa. Su una bici. Colorato di arancione. Da lì il passaggio all’Apecar è stato logico e naturale: l’apixedda – come usa dirsi dalle mie parti – è il mezzo di elezione con cui le verdure si spostano da secoli, più o meno che hanno smesso di viaggiare sul retro dei carretti trainati da asini.

Che sia anche per voi un’estate con l’abbronzatura col segno della canotta e un braccio più abbronzato dell’altro, quello che sta fuori dal finestrino, nel nome della tradizione secolare delle verdure in apixedda.