28, 29, 30, promemoria: crescere, invecchiare

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L’anno dei 28 ho cambiato alcune cose, non tutte scelte.

L’anno del 29 ho imparato alcune cose. Alcune nel modo migliore, altre per contrasto. L’anno dei 29 ho imparato cosa voglio fare, ma quello già lo sapevo, più che altro ho imparato come farlo e quanto lavoro c’è dietro. L’anno dei 29 ho capito un po’ di cose sui 10 prima, sul tempo lasciato scappare e su come alcune cose forse si imparano solo per la via difficile e antipatica. L’anno dei 29 mi ha insegnato che essere arrabbiati non porta da nessuna parte se non usi un po’ di quella rabbia per andare dove vuoi andare (e il resto lasciarla andare, e basta). Mi ha insegnato anche a partire dal punto in cui si è e non dal punto dove si vorrebbe essere avendo fatto altre scelte. L’anno dei 29 mi ha insegnato a fare sogni grandi e dividerli in pezzetti abbastanza piccoli da poterli mettere assieme uno per volta.

L’anno dei 30 ho provato a mettere in pratica un po’ di tutte queste cose, anche quando il contesto sembra andare nella direzione opposta, e a seminare piccole cose per cambiare il contesto. L’anno dei 30 i cambiamenti sono così piccoli che se guardi da vicino sembra che non vadano da nessuna parte, ma visti da lontano vedi le linee che divergono prima poco e poi sempre più distanti. L’anno dei 30 è l’anno in cui ancora mi perdo per strada delle cose e mi vergogno, ma cerco di perderne sempre meno, perché essere affidabili a volte è meglio che essere geniali (non che io sia geniale, ma ci siamo capiti). L’anno dei 30 vorrei fosse l’anno in cui diventare il più simile possibile alla persona che vorrei essere.

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